Ambiente

SVILUPPO

Malindi eco-destination: i 10 punti necessari

Un'idea ambiziosa da portare avanti, c'è chi ha iniziato

02-02-2021 di Freddie del Curatolo

L’obbiettivo dichiarato del movimento Malindi Green And Blue dalla sua formazione nel 2019, è quello di portare la località a diventare una eco-destination per il turismo non solo di vacanze, ma anche residenziale e di affari. Una possibilità che può identificare Malindi come un polo d’attrazione, e restituirle quella identità che si era già guadagnata dopo l’Indipendenza del Kenya, quando in pochi anni era stata considerata una perla immersa nella natura, nella storia e nel relax di una vita a misura d’uomo, fino ad arrivare a cavallo tra gli anni Novanta e il nuovo Millennio a guadagnarsi il titolo di “Green Town” del Kenya per alcuni anni consecutivi.
Oggi la situazione è cambiata, con la crescita del Paese intero in molti settori che, oltre al progresso e al benessere economico di più persone, si portano dietro alcune problematiche legate alla cosiddetta “crescita sostenibile”, tra cui il traffico, lo smaltimento dei rifiuti e in un futuro prossimo anche l’inquinamento.
Lavorare già adesso per trasformare Malindi in una destinazione di ecoturismo, significa intanto migliorare la sua vivibilità e porre le basi per un miglioramento appunto sostenibile della vita di tutti, anche economicamente.
Vediamo nel dettaglio quali potrebbero essere i 10 punti che permetterebbero a Malindi di diventare una eco-destination.

1. RACCOLTA DIFFERENZIATA DELLA SPAZZATURA

Il primo passo per una cittadina che vuole essere d’esempio per la sua ecosostenibilità, è lavorare sull’immondizia prodotta. Prima di pensare allo smaltimento ed al riciclo, bisogna dotare Malindi di cassonetti già predisposti per la raccolta differenziata. Contemporaneamente iniziare già nelle scuole, nei luoghi di culto e di aggregazione, una campagna di cultura e informazione sulla suddivisione dei vari generi di rifiuti.

2. ECO-DISCARICA

L’attuale discarica (Dumpsite) di Malindi, situata sulla strada di Mayungu, è quanto di meno sostenibile si possa trovare in circolazione. Nessuna recinzione, nessun controllo di chi scarica rifiuti e spesso l’immondizia viene bruciata indistintamente, producendo fumi tossici. Le istituzioni sono da tempo all’opera per affrettare lavori previsti da una legge già in vigore.  

3. IMPIANTO DI RICICLO DELLA PLASTICA

Una volta attivata la raccolta intelligente dei rifiuti e sistemate l’accessibilità e la messa in sicurezza ecologica della discarica, ecco che si può pensare ad un impianto ecosostenibile per il riciclo della plastica, sulla falsariga di quello che avviene già a Watamu con Ecoworld, ma ovviamente in grande ed in maniera istituzionalizzata. Il riciclo della plastica non è importante solamente in sé, ma perché permette a chi la raccoglie di poterla vendere all’impianto, guadagnando il necessario per vivere. Così si dà vita ad un circolo virtuoso per cui si creano posti di lavoro e allo stesso tempo si ripulisce la città, praticamente gratis.

4. RACCOLTA QUOTIDIANA RIFIUTI

Ovviamente la raccolta e il riciclo della plastica non bastano a rendere pulita e sana una città. Bisogna che le istituzioni o le aziende che hanno in concessione la raccolta e il trasporto della totalità dei rifiuti nei centri di smaltimento, facciano il loro dovere e si attivino con mezzi e persone per una raccolta quotidiana e capillare e lo svuotamento continuo dei cassonetti. Questa è una priorità assoluta.

5. DIVIETO DI VENDITA DI PLASTICA MONOUSO

Gli hotel, i ristoranti e le attività al pubblico devono cooperare perché per primi trarranno beneficio da una eco-destination. Quindi facilmente si dovrà applicare il divieto di vendita di plastica monouso (di cui per adesso è solo vietato l’uso nelle spiagge della riserva marina e nei parchi naturali) negli hotel e nelle altre attività. Solo la plastica per uso domestico dovrà essere raccolta per il riciclo, oltre ovviamente a quella per uso commerciale e alla plastica dura (taniche, ecc...)

6. CHIUSURA DEL CENTRO AD AUTOMEZZI PESANTI

E’ logico che una eco-destination deve pensare anche a ridurre le emissioni di carbonio, quindi a limitare il traffico specialmente dei mezzi pesanti e più inquinanti. Nel caso di Malindi, la nuova strada bypass che collega la Malindi-Mombasa all’altezza del distributore BP alla periferia nord di Kwandomo, può essere utile. Ma non basta, bisogna da lì creare i presupposti affinchè sia vietato l’ingresso nel centro a tutti i veicoli da trasporto che debbano solo transitare. In questo modo, tra l’altro si può pensare ad un nuovo arredo urbano, non da “stradone commerciale”, ma da cittadina turistica. Compresi marciapiedi, aiuole fiorite e giardini.

7. ISTITUZIONE DI ZONE PEDONALI

Nel progetto finanziato dalla Banca Mondiale la strada di Tuva Road, che parte dal Roundabout e termina al campo Alaskan, era stata pensata come zona pedonale senza transito di veicoli motorizzati, e piena di negozi e mercatini. Attualmente è stata solo pavimentata, ma niente di quello che era nelle previsioni del progetto di arredo urbano è stato attuato. Malindi avrebbe bisogno di più aree del genere, compresa quella del lungomare, completamente sbarrate a mezzi a benzina e con accesso unicamente per tuktuk elettrici e biciclette. Zone in cui dare la possibilità ad espositori, mercatini e street-food di creare economia locale e allo stesso tempo diventare luoghi di attrazione e d’incontro, “cartoline” per la visita della cittadina.

8. OBBLIGO DI PULIRE I PROPRI SPAZI

In una destinazione ecosostenibile, i proprietari di ogni attività, negozio, fabbrica, condominio o casa privata, dovrebbero sempre tenere pulita l’area davanti e intorno alla loro proprietà. Questo in realtà sarebbe da fare sempre, già da “ieri”, come il movimento Malindi Green And Blue ha cercato di instillare ai cittadini durante i Clean Up mensili.

9. PIANTUMAZIONE, CONSERVAZIONE E AREE VERDI

Non si può pensare ad una destinazione di ecoturismo senza nuove zone verdi. Malindi è già aiutata dalla rigogliosità della sua natura, dai palmeti e le bouganville colorate che crescono ai bordi delle strade, dalle tante varietà di piante tropicali e dai meravigliosi baobab, simboli della costa africana.
C’è da lavorare con costanza però per conservare questa bellezza che spesso viene accantonata e deturpata per far posto a costruzioni, strade e progetti edilizi che potrebbero essere eco-compatibili se un piano urbano indirizzato verso la tutela dell’ambiente e regolamentazioni municipali vietassero lo sviluppo selvaggio. Piantare nuovi alberi e mantenere le aree già verdi, creare nuovi spazi e provvedere alla salvaguardia di piante storiche, è il minimo che si dovrebbe fare.

10. MARKETING ADEGUATO PER LANCIARE LA DESTINAZIONE

Dopo aver attuato i punti precedenti, e solo allora, si dovrà pensare a lanciare l’eco-destination con una precisa e condivisa idea di identificazione e promozione ed una presenza assidua sui social network, ingaggiando influencer, storytellers e proponendo motivi e spunti per articoli e servizi video. Malindi può diventare non solo la prima eco-destination dell’Est Africa ma aprire la porta ad un miglioramento che può andare a braccetto con la crescita economica di tutta la popolazione.

TAGS: ambiente malindikenya ecokenya sostenibile

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