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Prima di partire per il Kenya: 3 cose da sapere

Eta, qr code sanitario e vaccinazioni: cosa serve e non

03-10-2026 di Freddie del Curatolo

La valigia sul letto è quella di un lungo viaggio, ma non lunghissimo e soprattutto con una meta affascinante. Il passaporto è pronto, magari avete già fatto il check in online e scelto il posto finestrino. Ma prima di partire per il Kenya è bene controllare anche le cose più specifiche del viaggio: i documenti richiesti dal Paese che visiterete.
Perché tra eTA, Visitor’s Pass, QR sanitari e certificati vaccinali c’è abbastanza materia per trasformare un safari in un piccolo corso accelerato di burocrazia africana.

ETA: NON È IL VISTO E NON È UN PERMESSO DI SOGGIORNO

Partiamo dalla confusione più frequente.
L’eTA, Electronic Travel Authorisation, è l’autorizzazione elettronica che consente al viaggiatore di partire alla volta del Kenya. Deve essere approvata prima del viaggio e viene richiesta, salvo le categorie esentate, a tutti i visitatori stranieri, bambini compresi. Il sito ufficiale raccomanda di presentare la domanda almeno due settimane prima della partenza, anche se normalmente la pratica viene elaborata in circa tre giorni lavorativi.
Una volta rilasciata, l’eTA è valida per viaggiare entro 90 giorni dalla data di emissione. Non conviene quindi richiederla con troppo anticipo: il conteggio parte dall'emissione dell'autorizzazione, non dalla data della vacanza.
E soprattutto: l’eTA non è il visto. Il Kenya ha abolito il vecchio sistema dei visti per la maggior parte dei visitatori e l’eTA ne ha preso il posto come autorizzazione preventiva al viaggio. Il possesso dell’eTA, inoltre, non costituisce automaticamente il diritto all'ingresso: la decisione finale spetta all’ufficiale dell’immigrazione al punto di ingresso.
All’arrivo, per chi entra come visitatore, viene rilasciato il Visitor’s Pass, normalmente fino a un massimo di tre mesi. Se si desidera prolungare la permanenza, è possibile presentare una domanda di estensione attraverso il sistema dell’immigrazione: il Visitor’s Pass può essere esteso fino a un massimo complessivo di sei mesi. La procedura prevede la domanda online e la successiva presentazione del passaporto per l’endorsement presso l’immigrazione.
Insomma: eTA prima della partenza, Visitor’s Pass all’arrivo. Sono due cose diverse.

IL QR SANITARIO: OCCHIO A CHI PASSA DA ADDIS ABEBA

La seconda novità da qualche mese riguarda la sorveglianza sanitaria rafforzata adottata dal Kenya in relazione al rischio di Ebola nella regione.
Rischio che peraltro è sempre stato teorico, perchè il Kenya non ha mai avuto casi di contagio nel suo territorio.
Per i viaggiatori provenienti da alcuni Paesi considerati a rischio è comunque prevista la compilazione della Electronic Traveller Health Surveillance Form, dalla quale viene generato un QR code da mostrare ai servizi di ingresso.

Tra i Paesi sottoposti a queste misure figura l’Etiopia: questo significa che il problema può riguardare anche il turista italiano che parte dall’Italia ma raggiunge il Kenya passando per Addis Abeba, come accade frequentemente con i voli Ethiopian Airlines. Le autorità possono effettuare controlli sanitari e richiedere il QR code al punto di ingresso.
Per questo, anche quando il viaggiatore non proviene direttamente da un Paese colpito dall’Ebola, ma vi transita, è prudente compilare il modulo prima della partenza, soprattutto se il proprio itinerario passa da Addis Abeba.
Il modulo può essere raggiunto attraverso i servizi online del Ministero della Salute keniano. Il sistema sanitario keniano ha infatti intensificato lo screening ai punti di ingresso proprio nell'ambito delle misure di preparazione contro l'Ebola.
E una raccomandazione molto pratica: anche se ritenete di non essere obbligati a presentarlo, averlo già compilato e avere il QR sul telefono può evitare una sosta supplementare davanti agli uffici sanitari dell'aeroporto. A Mombasa, Nairobi e negli altri punti di ingresso i controlli possono infatti essere effettuati secondo le disposizioni sanitarie del momento.

Il modulo è disponibile direttamente sul portale del Ministero della Salute del Kenya all'indirizzo:
https://adam.health.go.ke

FEBBRE GIALLA: NON SERVE PER PARTIRE DALL’ITALIA (COME NESSUN'ALTRA VACCINAZIONE)

Terzo punto, forse il più importante per chi arriva direttamente dall'Europa: non esiste un obbligo generale di vaccinazione per entrare in Kenya.
Il certificato internazionale contro la febbre gialla viene richiesto ai viaggiatori che arrivano da Paesi nei quali esiste un rischio di trasmissione della malattia. È dunque la provenienza, o il transito attraverso determinati Paesi, a determinare l'obbligo, non il semplice fatto di entrare in Kenya.
Per chi arriva dall'Italia con un volo diretto o attraverso un Paese che non rientra nelle aree interessate, la vaccinazione contro la febbre gialla non è una condizione generale per l'ingresso.
Diverso è il caso di chi abbia soggiornato recentemente in un Paese a rischio oppure abbia effettuato un transito significativo in uno di questi Paesi. In questi casi è necessario verificare attentamente la propria situazione e portare con sé il certificato internazionale di vaccinazione, quando richiesto.
Il Ministero della Salute keniano conferma che il certificato contro la febbre gialla è richiesto ai viaggiatori provenienti da Paesi dove la malattia è endemica. Una raccomandazione nostra e degli esperti medici italiani in Kenya: non fate la profilassi per la Malaria, al limite acquistate in Kenya farmaci a base di Artemisinina da portare con voi al rientro e da prendere nel caso aveste la malaria (vi verrà fornito il vetrino per provarla).

IN SINTESI, PRIMA DI CHIUDERE LA VALIGIA

eTA: va richiesta e approvata prima della partenza. È un'autorizzazione elettronica al viaggio, non il Visitor’s Pass. È valida per viaggiare entro 90 giorni dall'emissione.

Visitor’s Pass: viene rilasciato all'ingresso dal servizio immigrazione e può arrivare fino a tre mesi; l'estensione può portare la permanenza complessiva fino a sei mesi, attraverso la procedura prevista dall'immigrazione.

QR sanitario: se il viaggio passa da Addis Abeba o da altri Paesi sottoposti alle misure di sorveglianza, controllate prima della partenza l'obbligo di compilare la Traveller Health Surveillance Form. Meglio avere il QR già sul telefono che scoprirne l'esistenza dopo l'atterraggio.

Vaccinazioni: non sono richieste vaccinazioni generiche per entrare in Kenya. La febbre gialla è una questione diversa e il relativo certificato è richiesto in caso di provenienza da Paesi a rischio, secondo le disposizioni sanitarie keniane.

E poi, finalmente, si può pensare alle cose veramente importanti: il costume da bagno, la macchina fotografica e quel paio di scarpe che resteranno inevitabilmente piene di sabbia.
Perché il Kenya comincia già in aeroporto. Ma è meglio che cominci senza una discussione con il funzionario dell'immigrazione.

TAGS: viaggiovaccinazionielectronictravelfebbreform

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