KENYA NEWS
11-09-2025 di Freddie del Curatolo
Ci credereste? In Kenya si butta via fino al 40 per cento del cibo che viene prodotto e che invece di andare perso, potrebbe sfamare 14 milioni di persone che non riescono a procurarsi quotidianamente cibo a sufficienza per un’alimentazione di sostentamento.
Proprio così, Kenya sprecone mentre un cittadino su 4 lotta per la sopravvivenza.
Lo indica un nuovo rapporto del World Resources Institute (WRI) Africa intitolato Food Loss and Waste in Maize, Potato, Fresh Fruits, and Fish Value Chains in Kenya 2025 (Perdita e spreco di mais, patate, frutta fresca e pesce nelle catene del valore in Kenya nel 2025).
Le perdite, secondo lo studio, che è l'analisi più completa mai realizzata nel Paese, equivalgono a circa nove milioni di tonnellate all’anno, per un valore approssimativo di 580 milioni di dollari.
Insomma, cinquecentomila camion da 18 tonnellate l’uno potrebbero partire e consegnare cibo alla popolazione bisognosa, se vi fossero soluzioni per intervenire sugli sprechi.
Fondamentale sarebbe migliorare lo stoccaggio, la catena del freddo, i trasporti, l’impacchettamento e altre tecniche di conservazione.
Guardando ai singoli prodotti, Il rapporto mostra che il Kenya perde fino al 36% del mais, il 23% delle patate, il 34% del pesce e ben il 56% della frutta fresca prima che questi prodotti raggiungano i consumatori. Tra la frutta, i manghi registrano le perdite più elevate (17-56%), seguiti dagli avocado (15-35%) e dalle banane (7-11%).
Le perdite inoltre potrebbero voler dire prodotti più economici, come ad esempio la farina di mais, alimento essenziale per le famiglie keniane, pesce fresco e non nocivo, frutta alla portata di tutti, bambini ad esempio, mercati più resilienti e prezzi stabili. In più le inefficienze nelle catene di approvvigionamento danneggiano le imprese e i piccoli agricoltori vedono svanire i loro redditi.
Se il Kenya dimezzasse le perdite e gli sprechi alimentari entro il 2030, secondo le stime del rapporto potrebbe sfamare altri sette milioni di persone all'anno, iniettare 36 miliardi di scellini nell'economia e ridurre di sette milioni di tonnellate le emissioni di carbonio, sostenendo sia la sicurezza alimentare nazionale che gli obiettivi climatici.
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