NEWS DALLA COSTA
16-03-2026 di Freddie del Curatolo
Il recente episodio di una turista rapinata in pieno giorno sul lungomare di Malindi, ha fatto dire “basta” alla comunità di residenti e villeggianti di Malindi, non solo italiana, per i continui episodi di criminalità che stanno portando la cittadina ad una deriva di insicurezza che non solo non si addice ad una località turistica, ma vista la quasi totale impunità, mette a rischio la quotidianità e l’incolumità stessa di chi ci vive tutto l’anno.
Il fatto risale all’8 marzo scorso. La turista bianca, non italiana, è stata avvicinata da tre giovani su una motocicletta mentre si trovava davanti al Malindi Tourist Market. Pochi secondi, uno strappo alla borsa e la fuga nel traffico. Una scena purtroppo ormai familiare a molti residenti.
La polizia di Malindi, attraverso il Dipartimento investigativo, ha annunciato nelle scorse ore l’arresto di uno dei sospetti, Omar Abubakar Omar, fermato nella zona di Maweni dopo essere stato identificato grazie alle telecamere di sicurezza. Secondo gli investigatori farebbe parte di una banda che prende di mira soprattutto turisti e stranieri tra Malindi e Kisauni, a Mombasa. L’uomo è ora detenuto alla stazione di polizia di Malindi mentre proseguono le ricerche dei due complici.
Un arresto che fa tirare un piccolo sospiro di sollievo, ma che non cancella la sensazione diffusa che negli ultimi mesi qualcosa stia cambiando, e non in meglio.
Negli ultimi giorni si sono infatti moltiplicati episodi simili, tra scippi, aggressioni e furti nelle abitazioni, spesso raccontati sui gruppi di residenti e sui social locali con toni sempre più preoccupati.
Nella zona di Casuarina, una turista è stata attaccata a ora di pranzo mentre viaggiava su un tuk-tuk. Il mezzo è stato fermato da alcuni uomini armati di panga che hanno tentato di derubarla. Nel tentativo di resistere, la donna è stata ferita gravemente e trasportata allo Star Hospital. Dopo le cure ha deciso di lasciare Malindi sotto shock.
Non lontano dal porto, un turista tedesco si è trovato circondato da uomini armati di coltelli. Solo l’intervento di alcune persone nei dintorni ha costretto gli aggressori alla fuga.
E ancora sulla Casuarina Road, una delle strade simbolo della zona residenziale e turistica, due amici in moto sono stati fermati da uomini armati di panga seghettati e derubati di zaino e telefono.
Poi i furti nelle proprietà private: pompe d’acqua smontate e portate via durante la notte, intrusioni in compound, scippi mattutini lungo la strada che scende verso la spiaggia vicino al casinò. In un caso, un italiano è stato aggredito alle sette del mattino e colpito con pugni al volto e allo stomaco mentre gli venivano sottratti telefono, denaro e borsa.
Episodi che singolarmente possono sembrare cronaca minore, ma che messi insieme stanno costruendo una narrativa che nessuno a Malindi ha voglia di leggere: quella di una località turistica dove l’insicurezza diventa parte del paesaggio.
Molti residenti chiedono una presenza più visibile della Polizia Turistica nelle zone considerate più sensibili: la Casuarina area, le strade che portano alla spiaggia, il lungomare e l’area del monumento di Vasco da Gama, luoghi frequentati ogni giorno da turisti e da chi vive stabilmente in città.
Ed è proprio da questa crescente preoccupazione che sta nascendo un’iniziativa spontanea. Diversi residenti, italiani e non solo, stanno infatti preparando una raccolta firme per chiedere alle autorità locali e alle forze di sicurezza un rafforzamento immediato dei controlli e delle pattuglie nelle aree più esposte.
Non si tratta di puntare il dito contro qualcuno, spiegano alcuni promotori dell’iniziativa, ma di difendere la reputazione e la sicurezza di una città che vive di turismo e convivenza tra comunità diverse. Ed è il caso anche di evitare la solita retorica del "denunciare all'opinione pubblica questi fatti rovina la nostra reputazione turistica". Sono cose che capitano in tutto il mondo, quindi bisogna accettare l'idea che Malindi è una località turistica come tante altre e che la società ormai è quello che è, anche qui. Ed è purtroppo e terribilmente normale che, dopo una stagione più che positiva in cui Malindi si è ripresa come destinazione non solo italiana, arrivino a rimorchio anche le piaghe.
Perché Malindi è abituata a convivere con le sue contraddizioni africane, con le sue notti senza fretta e i suoi tramonti che sembrano dipinti. Ma quando anche una passeggiata sul lungomare o una corsa in tuk-tuk diventano un esercizio di prudenza, allora significa che qualcosa si è incrinato.
Ed è proprio questo che molti residenti oggi chiedono alle istituzioni: non promesse, ma presenza.
Prima che l’insicurezza diventi l’unica cosa davvero puntuale a Malindi.
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