KENYA NEWS
28-09-2026 di Freddie del Curatolo
Per anni il Kenya ha raccontato al mondo la sua vocazione alle energie rinnovabili. Sole, vento, geotermia: una nazione che sembra avere deciso di produrre elettricità senza aspettare che il petrolio faccia il giro del pianeta. Ma anche il sole, a quanto pare, deve rispettare le regole. E soprattutto non può improvvisarsi fornitore di Kenya Power.
La nuova attenzione dell'Energy and Petroleum Regulatory Authority (EPRA) non riguarda, come potrebbe sembrare leggendo certi titoli, chiunque abbia installato dei pannelli solari.
A essere nel mirino sono gli impianti collegati alla rete di Kenya Power che immettono energia elettrica nella rete senza un'autorizzazione o senza un accordo di net metering.
È quella che la nuova normativa definisce dumping: l'elettricità prodotta privatamente che, invece di essere semplicemente consumata dal proprietario dell'impianto, viene riversata nella rete pubblica senza che Kenya Power abbia dato il proprio assenso.
E qui il piccolo dettaglio burocratico diventa sostanziale.
Il Kenya ha infatti già previsto un sistema attraverso il quale famiglie e imprese possono produrre energia rinnovabile per il proprio consumo e immettere nella rete quella in eccesso. Si chiama net metering ed è disciplinato dagli Energy (Net-Metering) Regulations, 2024, pubblicati da EPRA.
La capacità dell'impianto può arrivare fino a 1 megawatt, ma occorre un accordo formale con Kenya Power. Insomma: il sole è libero, i pannelli un po' meno.
E ci sono anche parecchi italiani, specialmente a Watamu e Malindi, che stanchi delle continue interruzioni di corrente, hanno optato per il solare. Non tutti, però a quanto pare erano al corrente delle regolamentazioni per farlo e non diventare contrabbandieri di corrente.
Il Kenya non vuole una rete elettrica a fisarmonica
La ragione della stretta non è soltanto contabile.
Kenya Power sostiene che la crescita delle fonti rinnovabili intermittenti, soprattutto solare ed eolica, renda più complesso mantenere stabile il sistema elettrico. Quando la produzione cambia rapidamente, la rete deve compensare aumentando o riducendo altre fonti di generazione.
Secondo i dati citati dalla società, solare ed eolico hanno rappresentato insieme il 34% del mix energetico nelle ore di picco della domanda diurna.
Il problema, dunque, non è che un cittadino produca la propria elettricità. Al contrario: è proprio una delle strade sulle quali il Kenya sta investendo per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili.
Il problema è quando ognuno comincia a comportarsi come una piccola centrale elettrica indipendente, collegandosi alla rete e restituendole energia senza che il gestore sappia esattamente quando, quanta e con quali caratteristiche.
La rete nazionale, del resto, non è un enorme prolungamento del filo che esce dal proprio inverter.
Chi produce per sé non deve temere
La precisazione più importante è forse questa: avere pannelli solari sul tetto non significa automaticamente essere passibili di sanzioni.
Chi utilizza l'energia prodotta dal proprio impianto per i consumi domestici o aziendali non è interessato dal nuovo sovrapprezzo per il semplice fatto di possedere un sistema fotovoltaico.
La questione riguarda l'energia che viene immessa nella rete di Kenya Power senza autorizzazione.
Per chi invece vuole vendere o accreditare alla rete l'energia prodotta in eccesso, esiste il percorso regolare del net metering.
E qui il Kenya prova a fare quello che ormai fanno molte economie che stanno moltiplicando il fotovoltaico: trasformare milioni di piccoli produttori potenziali in una risorsa per la rete, ma senza trasformare la rete in una giungla di elettroni.
Il paradosso del Paese del sole
È un'altra delle piccole contraddizioni della transizione energetica africana.
Il Kenya ha una delle matrici elettriche più orientate alle rinnovabili del continente e continua a puntare su geotermia, idroelettrico, eolico e solare. EPRA stessa indica nello sviluppo e nella regolamentazione delle energie rinnovabili uno dei propri compiti centrali.
Ma più il sole entra nelle case, più occorre una burocrazia capace di inseguirlo.
E così il Paese che per anni ha cercato di convincere gli africani a mettere pannelli sui tetti si ritrova ora a spiegare che sì, potete produrre la vostra elettricità; sì, potete persino venderne una parte alla rete; ma prima dovete compilare qualche modulo.
Perché in Kenya anche il sole, quando comincia a guadagnare, deve avere i documenti in regola.
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