KENYA NEWS
18-05-2026 di Freddie del Curatolo
Il Kenya si sveglia oggi, lunedì 18 maggio, con il motore quasi spento e il portafoglio già più leggero. Lo sciopero nazionale dei trasporti annunciato da operatori di matatu, bus a lungo raggio e parte dei servizi affiliati alle app di trasporto pubblico rischia di trasformare la giornata in una paralisi generale. Ma soprattutto rappresenta l’ennesimo segnale di una crisi che ormai non riguarda soltanto chi guida un autobus o carica un camion di patate: riguarda tutti.
Dietro la protesta c’è infatti il nuovo aumento dei carburanti deciso dall’Energy and Petroleum Regulatory Authority (EPRA), che ha fatto esplodere i costi del trasporto in tutto il Paese. La benzina è aumentata di 16,65 scellini al litro, ma è soprattutto il diesel ad aver fatto saltare il banco: più 46,29 scellini al litro. E nel Kenya dove merci, persone, ortaggi, polli, cemento e speranze viaggiano quasi esclusivamente su strada, il diesel è molto più di un carburante: è il respiro dell’economia.
I rappresentanti del settore trasporti, parlando ieri alla stampa, hanno spiegato che gli aumenti hanno ormai divorato i margini di guadagno. Tra carburante, manutenzione, pezzi di ricambio e inflazione, continuare a lavorare alle vecchie tariffe sarebbe diventato impossibile. Per questo, oltre allo sciopero, sono arrivati immediatamente rincari dei prezzi dei biglietti.
E così per i keniani che oggi devono spostarsi verso l’interno del Paese, raggiungere villaggi, città o parenti lontani, il viaggio costa improvvisamente molto di più. Le compagnie di autobus a lunga percorrenza hanno già annunciato nuove tariffe. La Transline Classic, una delle più popolari, ha comunicato che la tratta Nairobi-upcountry via Narok sale a 1700 scellini, stessa cifra per il ritorno verso la capitale. Il collegamento Kisii-Kisumu passa a 700 scellini, mentre da Kisii a Nakuru serviranno mille scellini.
Anche Ena Coach, altro gigante del trasporto keniano, ha adeguato immediatamente i prezzi. Da Nairobi verso le regioni interne via Narok il costo sarà di 1700 scellini, via Nakuru addirittura 1800. La tratta Nairobi-Mombasa raggiunge i 2000 scellini, mentre per spostarsi tra Mombasa e molte destinazioni dell’interno si arriva ormai a 3000 scellini. E i matatu di Nairobi, dal canto loro, hanno già annunciato aumenti delle tariffe fino al 50%.
Una spirale che inevitabilmente si riflette anche sui mercati. A Nairobi, i commercianti del celebre Wakulima Market avvertono che l’effetto domino è già iniziato. Trasportare pomodori, cipolle, cavoli e patate dalle zone agricole della Rift Valley o del Kenya centrale costa quasi 10 mila scellini in più per viaggio rispetto a poche settimane fa. Un peso che finirà inevitabilmente sulle tasche dei consumatori.
Le patate sono già aumentate: un secchio è passato da 700 a 800 scellini. E i venditori di pomodori e cipolle avvertono che presto si potrebbero aggiungere altri 20 scellini per ogni chilo venduto. Il paradosso è che intanto la gente compra meno. Molti commercianti raccontano che prodotti che una volta sparivano in giornata ora restano sui banchi anche una settimana, segno di un potere d’acquisto sempre più debole.
Nel frattempo, il Kenya osserva l’ennesima giornata sospesa tra rabbia e rassegnazione. Da una parte gli autisti che non riescono più a lavorare senza perdere denaro, dall’altra i passeggeri che devono scegliere se viaggiare o mangiare. E in mezzo, come spesso accade da queste parti, il mercato. Quello vero. Dove ogni litro di diesel in più finisce sempre, prima o poi, nel prezzo di un pomodoro.
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