Reportage

REPORTAGE

La memoria dei caduti italiani a Nyeri, tra pace e unità

Con l'Ambasciatore, tra i sussurri del vento e un messaggio del ministro Crosetto

03-11-2025 di Freddie del Curatolo

C’è un vento sottile che scende dalle colline di Nyeri, accarezza le Jacaranda lilla fiorite e sembra portare con sé un bisbiglio di nomi: sono nomi italiani, nomi che senza il sacrario militare italiano della cittadina sarebbero stati dimenticati per sempre.
Qui la brezza che cerca di liberare i raggi del sole dall’umidità delle piogge del giorno precedente, li pronuncia piano, come fanno i venti africani quando non vogliono disturbare nessuno ma sanno di poter arrivare ovunque, e si infila tra le lapidi del sacrario, dove 676 connazionali dormono da ottant’anni e più, in un silenzio che l’Italia tende a dimenticare ma l’Africa continua a custodire.

A dare importanza e riconoscimento a quel silenzio, ieri, ci ha pensato l’Ambasciatore designato d’Italia in Kenya, Vincenzo Del Monaco, appena giunto a Nairobi ma già immerso nella gravità dolce di questo Paese dove la memoria ha il spesso il colore della terra rossa. Con lui, a rendere omaggio ai caduti, il Vice Governatore della Contea, Kinaniri Waroe, il Capitano di Vascello Antonino Mazzocca e i carabinieri in alta uniforme, per la coincidenza con la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Un momento di raccoglimento e di memoria, durante la messa officiata dal’Arcivescovo di Nyeri, Monsignor Antony Muheria, ma anche di pensieri e di parole vere e sentite.
Come quelle che il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha voluto far pervenire all’ambasciata d’Italia in Kenya per l’occasione.
Parole che Del Monaco ha letto alla folta rappresentanza di cittadini italiani e ai tanti keniani presenti in chiesa, in cui si sottolinea come “il monumento e le lapidi dedicate ai soldati italiani e agli ascari raccontino un’umanità condivisa, una solidarietà che seppe superare le barriere della lingua e della fede”.
Già, soldati italiani e ascari africani condivisero la stessa sorte nei campi di prigionia sparsi tra Kenya, Uganda e Tanzania tra il 1941 e il 1946. Le loro spoglie, oggi, riposano insieme e chissà, forse anche le loro anime si sono mischiate da tempo, come la polvere dopo la pioggia.
“Commemorare i caduti di Nyeri – ha aggiunto Crosetto – significa riaffermare il valore della memoria come fondamento della nostra identità e come richiamo costante alla pace”.
Tra loro, in quella pace che non conosce frontiere, anche Amedeo di Savoia, Duca d’Aosta, l’uomo che comandava e poi fu prigioniero come i suoi soldati. Qui, lontano dalle statue e dai proclami, è diventato parte del coro silenzioso di chi ha smesso di combattere.

Poi, il diplomatico ha ringraziato la comunità italiana accorsa per l’occasione — missionari, laici, curiosi, nostalgici e devoti — e ha voluto rendere omaggio a chi, da decenni, mantiene vivo questo luogo con la costanza dei giardinieri dell’anima: i missionari della Consolata, custodi discreti del sacrario e di una storia che si è fatta polvere, ma non indifferenza.

Al termine della celebrazione, i presenti si sono ritrovati per un pranzo semplice e conviviale nei locali della missione, organizzato dal Comites Kenya.
Tra un piatto di pasta e un bicchiere di vino, la memoria si è fatta racconto, e per un momento i nomi scolpiti nel marmo hanno ripreso vita, tra un brindisi e un sorriso, come vecchi parenti che dall’altra parte del mondo si ricordano di te.

A Nyeri, tra le colline e gli eucalipti, il sacrario resta uno dei luoghi simbolo della presenza italiana in Kenya e un ponte di memoria tra due popoli che, anche attraverso il ricordo dei propri caduti, continuano a condividere valori di rispetto, solidarietà e pace.
E ogni tanto, quando soffia il vento giusto, sembra dire che il tempo non guarisce tutto, ma almeno, qui, non fa più male.

TAGS: NyerisacrarioDel MonacoCrosettoConsolata

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