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LUTTO ITALIANO

Addio a Elio Balletto, l'italiano un po' inglese col sale in zucca

Scompare a 86 anni a Malindi un grande personaggio

23-04-2026 di Freddie del Curatolo

Ha avuto una vita africana avventurosa, appassionata e soprattutto curiosa, perché Aurelio Balletto, conosciuto da tutti come Elio, non si stancava mai di leggere, apprendere, farsi un’opinione precisa, senza mai fermarsi alla prima impressione.
Un italiano atipico, speciale, per questo non sembrava neanche un nostro connazionale, e invece, nonostante la parlata da chi è nato qui e ha passato solo qualche anno da ragazzino in Italia, Elio lo era eccome, specie quando ricordava le sue origini genovesi o gli anni della povertà “però dignitosa” in Lombardia, dopo essere stato riportato dall’Eritrea con la madre sulle famose “navi bianche” della seconda guerra mondiale. Il suo cognome, per chi conosce la storia del Kenya, è di quelli già sentiti. Suo padre Giovanni, “Giuan” per gli amici di prigionia, è uno dei due epici scalatori che affiancarono Felice Benuzzi nella ceeleberrima fuga sul monte Kenya raccontata nell'altrettanto famoso libro “No picnic on mount Kenya”. E’ medico e decide di restare ad Addis Abeba fino all’ultimo per curare i soldati italiani feriti, e così viene catturato dai britannici e deportato a Nanyuki.
Ma Elio, che ci ha lasciato nei giorni scorsi a 86 anni, era soprattutto una brava e dolcissima persona, che ha amato molto ed è stato ricambiato, che ha lavorato sodo ed in pratica, non ha mai smesso, se non gli ultimi anni in cui la salute gli dava qualche grattacapo.
E’ stato un dirigente alle saline di Ngomeni per tanti anni e per questo, da Nairobi, si era trasferito a Malindi e qui è rimasto, con la moglie Pauline.
Elio mi ha raccontato tanto del suo lavoro e si capiva immediatamente quanta passione mettesse nel far bene e in maniera pulita le cose. Così come quando mi scriveva per commentare le malefatte dei politici keniani o della Kenya Power & Ligtning, la sua “vittima” prediletta, di cui studiava ogni mossa, infervorandosi e partecipando a dibattiti.
Ma Elio era molto di più, perché ha avuto una gioventù africana parecchio complicata ed è cresciuto con una consapevolezza tramutata in stile, in eleganza, in sorridente sobrietà.
Al ritorno nella terra a cui era legato, dopo la guerra, il padre ha trovato lavoro a Mogadiscio, nell’ospedale costruito dagli italiani.
Il piccolo Elio si trova lì, durante l’eccidio degli italiani del gennaio 1948 e si salva per miracolo, anzi, per un gesto eroico del personale di casa. I rivoltosi somali andavano in giro casa per casa, per uccidere italiani, ma quando bussarono alla loro porta, con il padre che si trovava in ospedale, i due ragazzi che aprirono dissero che Giovanni Balletto era un medico e una persona perbene, che aveva salvato tantissimi somali e che se avessero provato ad uccidere la sua famiglia, prima avrebbero dovuto uccidere loro. Così se ne andarono.
E’ una delle tante storie che Elio mi ha voluto raccontare, insieme con gli studi in Zimbabwe, il ritorno a Nairobi scoprendo la separazione dei genitori, con il padre che si trasferisce in Tanzania e con cui non si vedrà più. E lì, con il suo stile, con la sua eleganza, con il suo modo inglese di essere italiano, aiutato sicuramente dalle origini genovesi, nel sorriso appariva una piega amara.
E’ stato bello conoscerti, non solo la tua storia e quella di tuo padre.
Grazie Elio, un abbraccio forte a Pauline e condoglianze alla figlia.

TAGS: BallettoBenuzziitaliani

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