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Burro di arachidi 'tossico', il Kenya interviene

Valori di aflatossine troppo alti, l'allarme su diverse etichette

08-04-2026 di Freddie del Curatolo

In Kenya si può sopravvivere a molte cose: alla corrente che va e viene, al caldo di febbraio sulla costa, al traffico di Nairobi. Ma non sempre a quello che si spalma sul pane. Perché il nemico, stavolta, non ha odore né sapore. E neppure un’etichetta che lo dichiari.
Il Ministero della Salute ha deciso di fare quello che in Kenya si fa spesso: intervenire dopo, che comunque è meglio che niente. Dopo che i prodotti sono stati distribuiti, comprati, consumati. Dopo che un prodotto potenzialmente pericoloso, anche se silenzioso e disciplinato, ha già fatto il suo giro nelle case.

Diversi marchi di burro di arachidi sono stati ritirati dal mercato perché contenenti livelli di aflatossine ben oltre i limiti consentiti. Non un piccolo sforamento, ma numeri che fanno sembrare la soglia legale una raccomandazione gentile: fino a sessanta volte oltre il consentito.
Le aflatossine sono una di quelle presenze africane che non finiscono mai sui depliant turistici. Derivano da muffe che crescono nelle arachidi conservate male, in condizioni di umidità e caldo — cioè esattamente le condizioni che il Kenya sa offrire con generosità. Invisibili, inodori, resistenti alla cottura. E soprattutto: cancerogene.

Il problema, però, non è solo il barattolo incriminato. È la storia che si ripete.
Non è la prima volta che il burro di arachidi keniano finisce sotto accusa. Negli anni, sequestri, divieti e richiami si sono alternati con la regolarità di una stagione climatica. Il prodotto sparisce, poi ritorna. Cambiano i marchi, non la sostanza.
Nel frattempo, milioni di famiglie continuano a spalmarlo sul pane, convinte che il rischio sia sempre altrove: nell’acqua non potabile, nella carne sospetta, nelle verdure troppo perfette. Raramente nel barattolo più familiare della cucina.

E qui sta il cortocircuito.
Perché la sicurezza alimentare, in Kenya, esiste soprattutto sulla carta. Le leggi ci sono, i limiti pure, i controlli anche — almeno teoricamente. Ma la realtà è quella di un sistema che arriva sempre un passo dopo: quando il problema è già sugli scaffali, quando il danno è già distribuito in confezioni da 250 grammi.
Il burro di arachidi, da alimento povero e nutriente, diventa così una piccola metafora nazionale. Di come le cose funzionano fino a quando qualcuno non decide di controllare. E di come, spesso, quel qualcuno arriva sempre un po’ tardi.
Nel frattempo, la colazione resta lì. Pane, tè, e una crema spalmabile che somiglia sempre meno a un’abitudine innocente.

TAGS: aflatossinearachidi

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